Il valore dell’acqua nei processi riabilitativi: il caso della cuffia dei rotatori della spalle

Il trattamento in acqua ha le sue peculiarità e caratteristiche e, di conseguenza, le attività in questo ambiente hanno una loro specificità: le proposte devono essere integrate con tutti gli altri trattamenti fisioterapici e funzionali, nell’ottica di una sinergia degli interventi per un migliore risultato finale.

La codificazione delle esercitazioni deve essere specifica in relazione all’ambiente cui si riferisce (l’acqua ha una temperatura 31°-32°), ma anche al soggetto che l’effettua, alle esigenze individuali e agli obiettivi che ci si propone all’interno del suo progetto riabilitativo.

Poiché lo stesso carico di lavoro somministrabile non è sempre uguale per tutti, così come la capacità di reazione al carico di ogni singolo paziente può avere variazioni giornaliere soggettive, il lavoro in acqua, che si è estremamente duttile e modulabile, offre un supporto particolarmente utile nel rimodulare e riadattare il programma riabilitativo generale.

L’intensità della seduta in acqua può essere regolata variando la difficoltà degli esercizi, l’utilizzo di ausili e attrezzi specifici, la velocità e il “range di movimento”, i piani e le direzioni di lavoro, il numero delle serie e delle ripetizioni, ma anche alternando lo stimolo diretto all’articolazione infortunata o a quelle limitrofi e a un gruppo muscolare o a un altro, utilizzando proposte globali e analitiche. 

La seduta di idroterapia può quindi essere utilizzata prima del lavoro a secco per preparare il trattamento manuale

Al pari può essere prevista dopo per consentire il defaticamento muscolare e il detensionamento articolare al termine di una seduta di lavoro in palestra. 

Infine una vera interazione tra il lavoro a secco e quello in acqua deve prevedere e realizzare un complemento reciproco e fin dall’inizio, ricercare la maggiore interazione degli interventi e delle proposte rieducative.

Il caso è quello di una donna di 60 anni, con esiti di sutura alla cuffia dei rotatori della spalla sinistra

  • Si parte dall’anamnesi ed esame obiettivo: Il dolore progressivo negli ultimi 5 mesi, soprattutto notturno, è diventato insopportabile per un movimento improvviso in abduzione; non ci sono altre patologie collaterali.
  • È presente dolore post-operatorio basso (Scala Vas = 4/10), la spalla è decisamente gonfia e il “range of motion” passivo limitato (flessione 80°, assenza di rotazioni).
  • Programma: Il lavoro in acqua comincia non appena vengono rimossi i punti di sutura, associando l’Idrokinesiterapia al lavoro manuale.

In acqua viene sfruttata la spinta di galleggiamento per cercare il massimo rilassamento dei muscoli del cingolo scapolomerale, in particolare degli elevatori.

Con il procedere della riabilitazione e il migliorare delle condizioni della paziente, si cerca di portare la spalla ai massimi gradi di flessione, introducendo esercizi in immersione completa in acqua, movimenti di flesso-estensione sul piano scapolare eseguiti molto lentamente. Viene introdotto il lavoro in posizione prona : posture in massima flessione e movimenti lenti simmetrici e asimmetrici a braccio esteso sul piano sagittale.

Gradualmente gli esercizi nelle due posizioni vengono sviluppati inserendo altri piani di lavoro, movimenti più complessi e piccoli ausili che facilitino la ricerca della massima flessione della spalla.

La frequenza di lavoro in acqua è sin dall’inizio bisettimanale.

Trascorse le prime 5-6 settimane, si può gradualmente ricercare la massima escursione articolare, anche in rotazione interna : in immersione, in posizione prona o in galleggiamento, oppure contro resistenza (modulata dal terapista). 

Data la buona escursione passiva e attiva raggiunta dalla paziente, si preferisce continuare con il lavoro in acqua, spostandolo al termine della seduta in palestra e dando alla paziente una piacevole sensazione di libertà. 

Si sospendono le sedute in acqua, quando si raggiunge una buona funzionalità e autonomia nei movimenti su tutti i piani, all’incirca dopo 3 mesi: il benessere espresso dalla paziente è davvero soddisfacente!

Dario Schietroma
Massaggiatore – Fisioterapista Idroterapi
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